Grazie ad una fotografia si può rilevare una patologia oculare


L'effetto bianco della pupilla nella fotografia può indicare una malattia degli occhi

L’effetto “occhi rossi” che si evidenzia in una fotografia è un fenomeno comune: è la stimolazione da parte del flash della fotocamera della retina, soprattutto quando le pupille sono ampie e ben dilatate, ovvero in condizioni di scarsa luminosità o nei bambini. E’ la vascolarizzazione del tessuto retinico che produce il fastidioso riflesso rosso, per eliminare il quale viene chiesto al soggetto di guardare dietro le spalle di chi scatta la foto oppure aumentando la luminosità ambientale, restringendo così il forame pupillare.

La storia di Natan

L'effetto bianco della pupilla nelle fotografie può indicare una malattia degli occhi

L’occhio bianco in una foto può rilevare una patologia oculare. Nel 2014, Elisabeth nota che nelle foto scattate a suo figlio, l’occhio destro presentava un riflesso di colore bianco, quasi latteo. L’aspetto biancastro della pupilla è noto come leucocoria, condizione medica che può indicare patologie a carico del cristallino o del fondo oculare (vitreo e retina).  La causa più temibile è quella di un retinoblastoma, un tumore molto diffuso che colpisce la retina prima dei 5 anni di vita.

Retinoblastoma, una delle conseguenze della leucocoria, responsabile del riflesso pupillare bianco nelle fotografie.

La fotografia più rapida di una visita medica

Resosi conto dei rischi che correva il figlio, Bryan Shaw, professore della Baylor University, ha verificato se il flash poteva fungere da cartina tornasole per la leucocoria di Natan, che è stato subito operato. Dopo aver analizzato insieme alla loro pediatra del Memorial Sloan-Kettering Center di New York oltre settemila fotografie con lo stesso fenomeno, ha stabilito con altri colleghi che la fotografia con flash può diventare davvero un ottimo strumento diagnostico, semplice e pratico, con cui fare prevenzione, utilizzabile anche laddove mancano sistemi sanitari adeguati.

Per quantificare la sua intensità è stato usato Adobe Photoshop con il sistema digitale HSV (Hue Saturation Value, cioè tonalità, saturazione e valore) : ciò ha permesso di capire che retinoblastomi differenti possono produrre riflessi leucocorici diversi.

Va precisato che nelle fotografie a volte gli occhi non appaiono proprio bianchi, ma anche grigi o con contorni gialli dunque i ricercatori hanno proposto la nuova definizione di «fotocoria» (dal greco: occhi lucenti) a causa delle sfumature dei riflessi che derivano dalle differenti angolazioni della fotografia. I genitori potrebbero scambiare queste sfumature colorate con il colore grigio-azzurro che inizialmente presentano gli occhi della maggior parte dei neonati perché l’iride non produce ancora la melanina che produrrà il colore degli occhi.

Le macchine fotografiche più utili per l’individuazione della fotocoria sono quindi quelle digitali, in quanto, attraverso software di grafica, si possono analizzare le sfumature del riflesso pupillare. Grazie a questo studio, in futuro si potrà utilizzare un software simile a quello per l’eliminazione degli occhi rossi per valutare la tipologia di leucocoria.

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Fonte principale: Corriere della Sera/Salute

https://www.corriere.it/salute/pediatria/14_marzo_24/se-occhi-bambini-svelano-presenza-un-tumore-4824074a-b340-11e3-a728-d65859a0bfab.shtml


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