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2019: 5 scoperte sorprendenti sulla visione

Un altro anno sta volgendo al termine. Il 2019 ci ha regalato importanti novità in fatto di scoperte in campo medico per trattare le patologie e tecnologico per gli ausili visivi. Vediamone insieme 5 tra le più importanti.

1. Lenti a contatto fotocromatiche

Lenti a contatto fotocromatiche, ovvero che scuriscono con il sole. Proprio come le lenti degli occhiali, le lenti a contatto Transitions scuriscono in presenza di raggi UV, diventando scure in proporzione alla quantità dei raggi presenti all’aria aperta. Una vera rivoluzione che si traduce in comodità per chi pratica sport all’aria aperta o per chi non vuole proprio utilizzare gli occhiali da sole. Non possono però sostituirli completamente in quanto non proteggono tutti gli annessi oculari come le palpebre e la congiuntiva.

2. Nuovo farmaco per la maculopatia senile (tipo umido)

La maculopatia senile nella forma umida (o essudativa) è la principale causa di grave perdita della vista e cecità negli adulti over 65 e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è destinato a crescere. All’interno della retina, si formano dei “neo-vasi” che non hanno barriere, quindi perdono fluido e modificano la naturale struttura della retina. Questo avviene a causa dell’età, di fattori genetici oltre che ad altri fattori esterni, come ad esempio il fumo. Tale patologia è irreversibile e spesso ha un impatto devastante sulla vita dei pazienti e dei famigliari. Da una decina di anni sono già disponibili in terapia i cosiddetti farmaci anti-VEGF che, somministrati sotto forma di iniezioni, riducono la permeabilità dei vasi e inibiscono la proliferazione dei neovasi. La ripetitività delle iniezioni è fondamentale per evitare la ricomparsa del fluido ma spesso rappresenta un problema per pazienti e famigliari. Il Brolucizumab è sempre un inibitore VEGF ma grazie all’elevata penetrazione tissutale, può ridurre il numero di iniezioni, portandolo a una ogni 3 mesi.
Qui l’intervista al prof. Federico Ricci – Direttore dell’Unità patologie croniche degenerative oftalmiche dell’Università di Roma Tor Vergata che ha partecipato attivamente alla ricerca di questo nuovo farmaco, approvato dalla FDA ma che arriverà tra 2 anni sul mercato. https://youtu.be/kpCQ5BlnvCA

3. Occhio artificiale in 3D da cellule umane

Un team di ricercatori dell’Università della Pennsylvania, guidato da Dongeun Huh, ha sviluppato un modello in 3D della superficie dell’occhio, imitando la composizione cellulare degli strati più esterni dell’organo umano. Gli autori hanno coltivato cellule di tessuto derivate dalla cornea e dalla congiuntiva in un’interfaccia aria-liquido per ricreare la superficie dell’occhio. Questa è stata quindi coltivata all’interno di una piattaforma che l’ha esposta a fluidi lacrimali e ad una palpebra di idrogel artificiale che ha imitato il battito spontaneo delle palpebre. Anche se è ancora necessario un lavoro ulteriore per incorporare altri tipi di cellule e funzioni come la vascolarizzazione e l’innervazione, l’occhio bio-artificiale può essere utilizzato per testare gli effetti terapeutici di farmaci sperimentali (come per l’occhio secco).

4. Lenti a contatto con lo “zoom”

Lenti a contatto con lo zoom

Basta sbattere le palpebre per due volte e le lenti a contatto ingrandiscono automaticamente quello che si sta guardando. È questa la particolarità delle lenti a contatto sviluppate dagli scienziati dell’Università della California di San Diego. Lo studio descrive nel dettaglio la tecnologia impiegata, che consiste nell’impiego di lenti biomimetiche controllate da un segnale elettrooculografico, una tecnica che registra i movimenti oculari durante il sonno e che genera un grafico che li rappresenti. Jinrong Li e i suoi colleghi hanno misurato i segnali elettrooculografici generati quando gli occhi effettuano movimenti specifici, come guardare su, giù, a sinistra, a destra, sbattere le palpebre una e due volte. Usando queste informazioni gli scienziati hanno costruito una lente a contatto biomimetica che risponde agli impulsi elettrici. L’obiettivo che è stato raggiunto è quello di modificare la lunghezza focale in base ai segnali generati dall’occhio.
Il progetto prosegue, con l’obiettivo futuro di applicare questa tecnologia per la creazione per esempio di protesi visive e occhiali regolabili.

5. Primo trapianto di staminali della cornea su pazienti ciechi

Grazia Pelligrini e la ricerca sulle cellule staminali

La caratteristica peculiare della cornea è la sua trasparenza, fondamentale per il passaggio della luce e quindi della formazione delle immagini. Insomma è il più importante mezzo oculare (qui un video esplicativo). Quando la cornea perde la sua trasparenza a causa di traumi, infezioni, ustioni etc, può arrivare ad opacizzarsi completamente portando quell’occhio a cecità.
La ricerca taglia il traguardo clinico il 19 aprile: alla Banca degli Occhi dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata, diretta dal dott. Augusto Pocobelli, viene eseguito il primo trapianto di cellule staminali dell’epitelio corneale. Uno dei protagonisti di questa incredibile conquista è la prof.ssa Graziella Pelligrini (foto) la quale ha ideato, insieme al professor De Luca, tutte le fasi di sviluppo del progetto staminali: se della cornea gravemente malata è rimasto una piccolissima parte di limbus (ovvero esattamente il confine tra cornea e sclera dove sono presenti le cellule staminali) sana, questa potrà essere utilizzata per riprodurre altre cellule nella cell factory del Centro Medicina Rigenerativa di Modena, che verranno successivamente trapiantate. I risultati sono sorprendenti: il recupero della capacità visiva non provoca nessuna reazione di rigetto perché vengono utilizzate cellule del paziente stesso.

Fonti principali:

  1. https://www.acuvue.it/lenti-contatto/acuvue-oasys-transitions

2. https://www.pharmastar.it/news/altre-news/maculopatia-senile-in-arrivo-nuove-terapia-per-facilitare-la-cura-e-migliorare-la-vita-dei-pazienti-30552

3. https://www.repubblica.it/scienze

4. https://www.ilfattoquotidiano.it

5. https://www.oculistaitaliano.it/

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